27 marzo 2019: Chirurghi in pensione richiamati al lavoro. Ansa intervista il prof Paolo De Paolis (presidente SIC)

Emergenza rifiuti nella Capitale: Il Tempo intervista il professor Francesco Bruno
26 Marzo 2019
3 aprile 2019: Nascono l’intergruppo parlamentare sull’intelligenza artificiale e l’Academy dell’Istituto italiano per la Privacy: The Skill tra i promotori dell’evento di presentazione
3 Aprile 2019

27 marzo 2019: Chirurghi in pensione richiamati al lavoro. Ansa intervista il prof Paolo De Paolis (presidente SIC)

Fonte: Ansa

Richiamare i medici in pensione e’ solo il tamponamento di una falla, ma cosi’ non si raddrizza la nave“. E’ questo il commento alla delibera della Regione Veneto di Paolo De Paolis, Direttore della Chirurgia dell’Ospedale Molinette di Torino e Presidente della Societa’ Italiana di Chirurgia (Sic). Secondo De Paolis, la risposta e’ inadeguata a una situazione che e’ andata evolvendosi negativamente nel tempo con gradualita’, fino ad esplodere. “Ora i problemi vanno ad acuirsi – spiega – con le nuove norme di ‘quota 100′ sulle pensioni, in seguito a cui verranno a mancare professionisti, per numero e per qualita’. Una situazione che aggiunge problemi a problemi: in primo luogo il calo delle vocazioni in ambito chirurgico, dovuto anche al contenzioso medico-legale che nonostante la legge Gelli e’ ancora fortissimo perche’ i provvedimenti attuativi non sono ancora partiti; poi il numero chiuso nelle facolta’ di Medicina, fondato su valutazioni inadeguate; in terzo luogo la fuga all’estero dei giovani medici“. La ‘fuga’ dei giovani in un altro paese europeo costa all’ Italia qualcosa come 300-400 mila euro spesi dallo stato per la loro preparazione. Ma sono allettati da stipendi piu’ interessanti dei nostri e da carriere ben definite. All’inizio furono gli ospedali britannici a offrire migliori condizioni, ora anche la Germania, la Svizzera e anche la Francia. Le soluzioni? “Prima di tutto – risponde il chirurgo – bisogna dare ai giovani continuita’ immediata dalla scuola di specializzazione al mondo del lavoro. Perche’ e’ in quel momento che arrivano loro le proposte dall’estero. Ma anche durante i 5 anni di specializzazione lo specializzando non ha un ruolo chiaro. Poi e’ necessario dare una progressione. Ma perche’ restare in Italia – si domanda De Paolis – se da noi la carriera ha perduto la progressione di una volta? Qui, se non diventi primario, mantieni il ruolo d’ingresso in ospedale, nulla di piu’, anche dal punto di vista economico”. “Infine – conclude – e’ necessario aumentare i numeri delle borse di studio per le scuole di specializzazione, che oggi sono assolutamente insufficienti rispetto alle necessità”.

27 marzo 2019